29 Ottobre 2015

Approvato il piano di sviluppo rurale 2014-2020 del Piemonte

Riportiamo la notizia di UNCEM relativa all’approvazione del piano di sviluppo rurale 2014 – 2020 regione Piemonte

 

Non c’è solo l’agricoltura nel nuovo Psr del Piemonte, approvato oggi a Bruxelles. Nel Piano di sviluppo rurale ci sono, seppur con misure dalla dotazione finanziaria inferiore, anche montagna e foreste. Uncem, che ha seguito l’iter del piano negli ultimi due anni con le associazioni agricole, ha apprezzato il lavoro svolto negli ultimi mesi dagli assessori Ferrero e Valmaggia per migliorare e perfezionare il Psr. Uncem ha chiesto agli assessori, nelle scorse settimane in vista del Comitato di sorveglianza convocato per fine novembre, alcuni interventi declinabili nelle misure del Psr e nei primi bandi. In primis, la necessità di non disperdere le risorse destinate alle aree montane dividendole in piccoli interventi, siano questi per le imprese o per gli enti locali. Nel Psr scorso, a fronte di diverse decine di milioni di euro riversati sulle aree montane, solo pochi bandi hanno permesso risultati evidenti e percettibili dalla collettività, di ampio respiro. Non solo piccoli contributi, certamente importanti per la sopravvivenza delle piccole imprese agricole. Oggi sono necessari strutturali provvedimenti per il rilancio dei territori. Come era stato il bando della misura 3.22 del Psr 2007/2013: 40milioni di fondi Ue investiti per la rivitalizzazione delle borgate con ricadute su imprese, indotto, territorio. Nel Psr, a oggi, non c’è una misura analoga e Uncem ha chiesto vengano a breve individuate almeno le medesime risorse per interventi strutturali nei borghi alpini recuperabili. Un’azione culturale, necessaria anche per bloccare l’ulteriore consumo di territorio nel quale questa Regione crede. I borghi sono l’emblema della montagna che torna a vivere, molto più degli alpeggi (per i quali le risorse nel Psr non mancano), troppo spesso affittati con meccanismi speculativi da imprese agricole della pianura che arrivano da tutt’Italia.

psr piemonte

Investire sui borghi si accompagna a una diffusa e strategica missione, politica, nel permettere il superamento della parcellizzazione fondiaria. È positivo aver individuato fondi nel Psr per la costituzione di “associazioni fondiarie” in tutti i Comuni montani. Cinque milioni di microparticelle catastali sulla montagna piemontese bloccano ogni opportunità di sviluppo dell’agricoltura. Così della gestione forestale. Senza ritorno all’agricoltura non ci saranno nuovi insediamenti e continuerà a mancare una protezione attiva dei versanti.
Altro tema chiave, quello della banda larga. Il Psr dispone di 45 milioni di euro da spendere, uniti ai 45 del Fesr, all’interno del Piano nazionale banda larga. Anche su questo servono programmazione e strategia. Se la fibra ottica è il vettore dello sviluppo delle imprese e del territorio, si individui subito un piano che garantisca banda ma anche servizi, ai cittadini, alle aziende, alla pubblica amministrazione, ancor di più nelle Terre Alte. Quei 90milioni devono anche essere utilizzati per dar dialogare i sistemi informativi dei Comuni, oggi tutti diversi e da aggiornare.

Il Psr riserva poi una quota importante di risorse per i Gruppi di azione locale, i 14 consorzi pubblico-privati che gestiscono il programma Leader. Uncem ribadisce come siano le Unioni montane, enti locali nei quali la rappresentanza del territorio è guidata da principi democratici e sussidiari, il cuore e il motore dei Gal. Sarebbe profondamente dannoso per le aree montane e per le imprese che in questa fase di avvio sia dei Gal sia delle Unioni, i due soggetti si trovassero a scrivere le linee guida del loro lavoro per i prossimi anni andando su direttrici opposte. Il piano di sviluppo di un’area omogenea, equivalente al bacino idrografico montano, deve essere uno, condiviso con la comunità, con i Comuni, con le imprese, con il terzo settore e le associazioni. Deve essere concertato e stimolante per le nuove imprese, così da finanziare – come troppo spesso avvenuto in passato – non solo le aziende che già hanno una buona disponibilità economica per l’investimento, alla ricerca di un’integrazione. Il Psr 2014/2020 può favorire la nascita di nuove imprese e supportare quelle esistenti se la politica regionale, il lavoro di Giunta e Consiglio riuscirà a garantire, in stretta sinergia, il legame tra Unioni, Gal, Bim e le altre istituzioni presenti sulle Terre Alte. Guardare al 2020, al settennato di fondi disponibili, non deve impedire di costruire le strategie al 2030, come gli economisti e i sociologi ci hanno più volte invitato a fare, In particolare per le aree montane, capaci di tornare al centro di un sistema economico che va sostenuto e sul quale fare delle precise scelte.

Scarica dal sito della regione Piemonte i documenti del PSR 2014 / 2020


Iscriviti alla newsletter